..bell’impresa ūüé∂

 
Non si sa come saranno domani i venti, spero meglio di stasera. Quel che conta √® l’oggi. Quelle infinite lineette spezzettate che mi hanno tenuto compagnia tutt’al d√≠. On the road sul serio, breve ma intensissimo…e sicuro che un altro paio di ovviet√† le butto gi√Ļ prima della fine. 

Insomma, tra “pericoli” di nevicate e timori di resistenza veicolare, alla fine i problemi sono stati totalmente diversi dalle attese: i ritorni dei francesi in massa che han deciso di far la partenza intelligente e tornare il sabato dalle festeūüė≥; il diluvio universale che mi ha sbeffeggiato daGinevra fin quasi a Parigi e soprattutto nella parte finale da Lisieux a BorgoCaro; il navigatore che ha deciso di abbandonarmi pi√Ļ o meno a Chalon S Salon obbligandomi ad orientarmi coi muschi e a chiedere notizie come un viandante medievale; ma soprattutto i mille bouchons che mannaggialloro mi hanno fatto perdere quasi 3ore in totale. 

Meglio non essere pedante, voglio dire mio nonno si faceva gli stessi km per andare gi√Ļ (e in Francia non c’√® la Salerno-Reggio Calabria!!) senza mettersi a scrivere post alla Ulisse: “Cherbourg, la mia Itaca!”. Per√≤ se c’√® una cosa che le sue figlie, di mio nonno dico, si ricordano di quei viaggi solo le esperienze musicali: 20 ore ad ascoltare Nicola di Bari. Ecco, siccome vorrei evitare che le future generazioni ripercorrano lo stesso atroce supplizio, lascio la mia testimonianza, anche solo per dire che un modo diverso c’√®, √® possibile. Sono alcune delle cose che ho ascoltato, considerando che ci si √® messi a ballare alle 5 del mattino..

  1.  Leonard Bernstein, Barber Adagio (perch√© bisogna svegliarsi dolcemente)
  2. Libor PeŇ°ek – ouvertures (perch√© Il flow procedeva bene)
  3. Ryuichi Sakamoto – Merry Christmas Mr Lawrence (perch√© comunque all’imbocco del Tunnel del Bianco c’√® ancora l’albero di Natale)
  4. Soul&Pimp sessions – Makuroke (perch√© a questo punto serviva un’Oriente pi√Ļ dinamico)
  5. Antibalas РMoney (perché a quel punto ero gasatissimo)
  6. Santana РSoul Sacrifice (perché lo presagivo il sacrificio)
  7. Bob Marley – Pinky Raggae Party (perch√© servono buoni propositi per l’anno nuovo)
  8. Faithless – insomnia (Perch√©..era un desiderio pi√Ļ che altro)
  9. Us3 РCantaloop (perché i classici non muoiono mai)
  10. Ludacris&Nate Dog- I got hoes (Perch√© il passo all’hiphop √® breve)
  11. Cool Caddish РA Cagliari (perché si)
  12. Lucio Dalla Рdisperato stomp (perché una parentesi italiana come si deve andava fatta)
  13. Zucchero – Spirito DiVino(tutto!) (perch√© mi ha tirato su nel momento pi√Ļ difficile!)
  14. Beatles – Strawberry Fields ( perch√© dopo Caen “nothing is real”
  15. Eddy Mitchell -Hero (serve dire perché?)

Perch√© 15? Uno all’ora ūüėČ

Buona notte.

Annunci

Oiche Mhaith!

E’ ora di ricominciare a scrivere. Un ritorno sobrio, senza citazioni, n√© foto. Un breve in bocca al lupo a me stesso per l’inizio di una nuova avventura in una nuova terra.

Dai quaranta verdi d’Irlanda (o forse erano un p√≤ di pi√Ļ?), dalla mia nuova casetta a Kilmainham (quante volte dovr√≤ ancora scriverlo prima di ricordamelo?!)… domani si comincia con un nuovo challenge.

IMG_2373

Dopo poche settimane in compagnia dell’amicodi¬†una vita e pochi giorni in compagnia di sconosciuti divenuti sostegni imprescindibili, mi metto nelle mani di Belanu, una delle divinit√† protoceltiche della Luce, affinch√© guidi il mio percorso! E spero che venga assistito da Anextiomaro, affinch√® qui¬†a¬†Baile √Ātha Cliath non ci sia solo pioggia benedetta, e da Sucellos, affinch√© il duro lavoro venga corroborato da estenuanti sedute di riflessione in pub accoglienti ed ospitali.

A breve, oiche mhaith.

Donde duele inspira

La casualidad nos da casi siempre aquello que nunca se nos hubiera ocurrido pedir

Inizio alla Fabio Volo, ma oggi un po’ di sentimentalismi sono necessari. E’ finito il mio viaggio per le terre di Quisqueya. Certo, #comebacksoon √® una prospettiva allettante, ma in quel caso sar√† un altro viaggio, un’altra storia. Questa, questi 77 giorni tra acque incantate e traffico bestiale, si chiudono oggi. Per√≤, inutile dire banalit√†: a por la chicha!

Negli ultimi anni il mio modo di viaggiare √® cambiato tanto che quasi non ha pi√Ļ lo stesso significato. Un po’ perch√® c’√® di mezzo il lavoro, un po’ perch√® le mie prospettive, esigenze e volont√† sono cambiate drasticamente, e non solo per il #viajeentraje.

Col passare del tempo i ricordi si scoloriscono, in particolare i miei -chi mi conosce sa che me està fallando la memoria terribilmente-. Adess oinvece la mia mente è un vortice di pensieri, situazioni, scenari, momenti che si accavallano e rubano la mia attenzione. Per questo voglio fare un esercizio al contrario rispetto al solito, muovendomi volontariamente verso un dopo in cui si sono cristallizzati pochi ma chiari matices di questa esperienza.

Iniziamo con l’ovvio. Non credo che ci potr√† mai essere una proiezione mnemonica di quest’isola senza musica altissima prodotta da¬†bocinas¬†terribili, ritmi indiavolati di Merengue, salsa e Denbow. E per i pi√Ļ fortunati smielate bachatas da svelare a ritmo di cadera e occhiate sensuali. Che sia un’auto, un colmado, un bar o lo que fuera, no hay esquina en la que no se escuche algo. Como dice Mario Vargas Llosa

Explosiòn de vida selvaje, indemne a las oleadas de modernizaciòn. Algo en los dominicanos se aferra a esa forma prerracional, màgica: ese apetito por el ruido

En mi caso, yo no creo que sea ruido, porque la necesidad de ritmo es presente y obvia en cada movimiento, hasta en la cadencia de las frases. Certo s√¨ che √® una necessit√† che i suoni siano forti, ma non lo chiamerei ruido. Va detto che sociologicamente MVL ne sa un po’ pi√Ļ di me sui dominicani ma va beh.

Ad ogni modo ruido è indissociabile dal ballo. Malditos cabrones! No hay ni uno que no sea un campeon de merengue,salsa Y bachata. Una questione que tambièn debe ser prerracional, innato; inesplicabile altrimenti. Volteggi, appoggi, sfioramenti, tutto a costante e impeccabile tempo di musica. Il massimo lo si vede quando sono le persone mature a cimentarsi. Bonyè. Un palco allestito sotto le rovine di San Francisco nel fulcro della Zona COlonial. La domenica Pomeriggio. Pomeriggio, non sera. Centinaia di persone ad ascoltare il Grupo Bonyè offrirgli ritmi nostalgici e indiavolati, alternandoli con naturalezza ma che ad un orecchio non esperto danno una sensazione strana, come se ci fosse qualcosa di sbagliato-come gli occhi di chi ti dice ridendo che mantiene la sua famiglia con 8 mila pesos al mese (160 euro!). Una piccola pista da ballo dove si mescolano dominicani di tutti i tipi e colori accomunati dalla insaziabile passione per questi balli a due tan sensuali e provocanti.

In particolare c’era un vecchietto sulla 70ina che era il preferito di tutti. Camicia blu elettrico, gilet nero, pantalone bianco, scarpa nera luccicante e panama bianco bianco bianco. Alto un metro e mezzo o poco pi√Ļ, magretto e color rum. Ballava con una signora che gli distaccava vent’anni (in meno!), venti centimetri (in pi√Ļ)¬†e venti kg (se non di pi√Ļ!). In-dia-vo-la-to! dalle 6 alle 10 non credo si ne sia persa una: merengue o salsa daba igual. Vueltas, salti, sghiribizzi coi piedi, flessioni, squat..fantastico!

Io invece dall’alto della collina dove ho convinto il proprietario delle sedie a posizionarmi, mi facevo insegnare le basi della salsa dominican-style dalla Capitana, che, como Manda a Casa de Teatro, nel bel mezzo delle vueltas mi dice “ay pero pa’ ser europeo los haces bastante bien!“:¬†mentiras del diablo!!¬†jajaj (non ci si pu√≤ immaginare come sia onnipresente il riferimento al diavolo,a Satana, al Maligno e a tutto l’oscura nella dicotomia cristiana, nella dialettica dominicana!). Tra una prova e l’altra, poche per la verit√†, perch√® eravamo molto pi√Ļ interessati ai nostri Brugal Frozen e Presidente¬†cenizas.

“Tu sabe como puede’ discubrir si hay dominicano’ alrededo’ cuando tu ‘ta’ en el extranhero? Grita ROMOOO y a ver quien se da la vuelta”. NO jokes. Brugal, Barcel√≤, Zacapa y tutta l’artigianalit√† che ci si pu√≤ immaginare. COme gli piace, come mi piace! Ovviamente ha tutta una serie di riscontri negativi, per√≤ √® affascinante come chiaramente sia la bevanda popolare (se porti una¬†guayabera¬†most likely berrai WhiskEy, ma non irlandese!). Dagli¬†ingenios¬†de La Romana, alle botti de Puerto Plata alle¬†gargantas del pueblo.¬†Intere conversazioni incentrate su quanto, dove, come, prezzi, illegalit√†: mi √® sembrato di stare a casa tra i miei amici beoni.

E le notti insonni. Le 7, 8, 9, 10 del mattino. a risvegliarsi con caff√® e chinola. Con la gola che ancora brucia ma la mente limpida e attiva. Misteri. Come la Inmudicia Viviente del MVL previamente citato. Fresh & clean the morning after. Ah per√≤, nel passaggio ho detto CHINOLA. e potevo dire Mango, aguacate, guayaba, platano,papaya…dios lo que es la fruta en Quisqueya!

Mi sono perso nei circoli dei ricordi¬†attuali. Io voglio fare il balzo in avanti. Capita spesso, quando un popolo e una societ√† sono cos√¨ espansivi, solari e aperti, che al fondo ci sia una contraddizione o una contrapposizione boarderline. Per questo sono cos√¨ felice che tra Jorge y Manda mi abbiano indirizzato verso la¬†Fiesta del Chivo. Anche se Larimar lo vede troppo leggero, un cartone piacevole di una realt√† morbosa e violenta che ha¬†aplastado la vita di milioni di dominicani, per uno che lo vede da fuori, i parallelismi con quel trentennio sono molte. I problemi non sono cambiati: l’oligarchia imperante, la mancanza della divisione della ricchezza e la rispettiva noncuranza delle classi pi√Ļ povere e deboli, una paura terribile del vicino haitiano, una relazione perplessa con la Chiesa Cattolica, machismo-alcool-donne. Cos√¨ come non √® cambiato il piacere di vivere in un paradiso.

Prima di partire sono stato al Malecon, era il giorno dell’indipendenza. Elicotteri, forze armate, mezzi anfibi, parate. Di tutto. Al lado, una playa. Chi conosce Santo Domingo, sa che nessun turista ne cittadino medio della citt√† ha mai fatto il bagno nelle spiagge del Malecon (beh, Freddy mi diceva che da giovane lui lo faceva perch√® era tutta un’altra cosa, per√≤ effettivamente quella √® tutta un’altra storia). MA i giovani pulisci-scarpe, i ragazzi dei¬†barrios¬†e chi semplicemente non ha nessun problema con il fatto che porto, citt√† e fogna si incontrino all’ombra di bellissime palme e si mischino con un’isola artificiale di bottiglie e plastica, l√¨ ci butta. E con gusto.

Ho passato le mie ultime ore cos√¨. A pensare che stavo osservando sdegnato, dei ragazzi che saltando onde di rifiuti senza pensarci ma divertendosi un mondo. Nella mia mente c’era un “che schifo”, ma anche tanta tanta invidia.

Permanece junto a la ventana, mirando el mar, el Malecòn, y luego volviendo la cabeza, el bosque de techos , torres, cupulas, campanarios, y copas de àrboles de la ciudad. Cuanto ha crecido!

Pippone Moralista. Moralizzatore is back. La crescita non √® un problema in s√®, ma non √® nemmeno un bene per s√®. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali del paese, la crescita sproporzionata della (forse delle) citt√† e la persistente opera di costruzione nelle zone turistiche pi√Ļ frequentante porta quell’avanzamento economico unico nella regione, ma se non perseguito con criterio avvelena tutto nel medio termine. Uno degli esempi √® il sud, ancora inesplorato e vergine, ma ancora per poco. Peccato. Fine pippone.

Per finire. En un tiempo, cuando volver√© a pensar atras hacia el Caribe, obviamente lo primero que me saldr√† a a cabeza ser√† el tigeraje¬†de esa gente. La sua maniera di sorridere e risolvere tutto e niente con calma e fiducia in Dio. I miei personaggi. La Capitana e i suoi ritardi, Larimar e le sue spiegazioni specifiche e appassionate, il mio taxista Julio e i retroscena della notte, le centinaia di altri tassisti che mi hanno aiutato a comporre il mosaico della realt√† in cui vivevo, Manoo e la sua maniacale precisione nascosta dietro 1200 denti bianchi, Joaquin e le sue stravaganze, Santino e la patria alll’estero (io che sempre mi allontano dai miei compatrioti quando varco le alpi).

SOno triste oggi, ma allo stesso tempo sono felice di potermi riempire i pensieri di una nostalgia positiva. Contrasti. Di questa terra che mi ha ospitato, quanto miei. Non sono riuscito a fare il salto in avanti .

La mia mente annebbiata dalla tempesta di emozioni che mi hanno provocato le ultime ore, non è riuscita a incasellare i ricordi. Lo farà il tempo.

O Captain! My Captain! rise up and hear the bells;
Rise up‚ÄĒfor you the flag is flung‚ÄĒfor you the bugle trills;
For you bouquets and ribbon’d wreaths‚ÄĒfor you the shores a-crowding;
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning.

Everything happens for a reason. You pick the one you prefer.

#hastapronto

Obviamente: https://www.youtube.com/watch?v=TapXs54Ah3E / https://www.youtube.com/watch?v=ap1Ms_XH1YY

Non so se mi spiego

The way to do is to be

“Quien es?!”
“Es joaquin,te acuerdas…ayer!”
“Co√Īo Joaqu√≠n, que gusto!”

Perche vivere cos√¨? Perch√© restare aggrappato a perenni presenti, che ti lasciano un sapore di inespresso? Perch√© non cominciare a buttare a terra un po’ di zavorra e stabilizzarsi?
Non sono domande retoriche, √® quello che mi domando spesso ultimamente. La risposta me l’ha data Joaquin.

Ieri stavo camminando per le vie di un barrio di Santo Domingo, quando inizia a diluviare. Mi fermo sotto il tendone di uno dei seicento ristoranti italiani burdi della citt√† a guardare l’effetto del diluvio sui cavi sospesi (cos√¨ come sono sospese le soluzioni ai problemi di abastecimiento el√©ctrico), osservavo come l’acqua entrasse nei balconi chiusi dietro delle inferriate degne delle gabbie dei leoni del circo. Ero estasiato da questo contrasto perenne in quest’isola tra grottesco e incantevole: Como sempre il sole aiuta a svelare l’incanto. E li pioveva a dirotto, splendeva il sole, si incrociavano arcobaleni..insomma come dovrebbe essere.

Mi si avvicina guardingo Joaquin. Lo guardo di sottecchi, ero convintissimo volesse imbastiremo qualche scena strana. Era vestito come un uomo della sua età difficilmente il sabato pomeriggio: scarpe giallo evidenziatore, costume e t-shirt di un gruppo gotico inglese. Con quella barbetta grigia sulla pelle di bronzo, una rasata autoimposta è un immancabile cappellino da baseball.

Si avvicina e mi parla in inglese. Peeessimo segno. L’occhietto furbo mi disturba. Per√≤ non mi voglio ne posso muovere. Ti doesn’t work like that in the jungle
Gli do confidenza, ma con arguzia. √ą solo un pap√† eccentrico che √® venuto a raccattare il suo figliolo, promettente pelotero, dalla scuola del sabato. Che vergogna ho provato per il mio sospetto.

Passiamo un’oretta insieme. Ci raccontiamo di tutto: da Eros Ramazzotti a come si tratta una chiapiadora. √ą un personaggio interessante senza dubbio: Yo tengo mi proprio business. Compro, vendo, busco…pero soy mi propio jefe Y me puedo vestir Como quiero!

Quando arrivano gli altri genitori e le loro eredità genetiche TUTTI senza sapere chi fossi si avvicinano a chocar un fist e a propormi un quéloqueé.

Me ne vado, lo saluto. Ci scambiamo i numeri e ognuno per la sua strada.

Oggi io sono lontano, in un’altra parte del paese, mentre ricompilo le interviste e l’agenda mi suona il telefono. “Ay madre Que no Sea algo de trabajo”. Era Joaquin. Che mi chiamava per sapere come stessi. Nothing more nothing less . E mi chiamava da casa, sentivo i figli gracchiarglidietro qualcosa. Mi immagino la faccia della moglie quando gli ha spiegato a chi stesse telefonando. Che bello Joaquin.

Banalmente, Joaquin e la ragione per cui continuo ciò che sono e che faccio. Per sorprendermi di me stesso, scoprendomi meschino e piccolo ogni volta che temo per la mia sicurezza. Ogni volta che mi ricordo che il mio benpensare è dannoso quando si scontra con una realtà di quelle che piacevano a Pasolini. Quando mi accorgo che la paura mi sorprende e mi impedisce di vedere il sole durante un acquazzone. In tutti quei momenti in cui mi accorgo dei miei errori, in cui faccio un vero passo avanti.

Quei momenti che ti fanno pensare alla belleZa dell’umanit√†, paragonabile solo all’incanto di un tramonto sulla spiaggia. Quando un Joaquin qualquiera sorprende un Matteo qualunque e lo rimette coi piedi per terra.

Tutto questo accade in ogni dove e in ogni tempo ma L’essere in movimento √® un agevolatore di eventi, intuizioni e percezioni.

Teneramente: https://m.youtube.com/watch?v=0W39dzRTbo0

Una monetina a te…ma solo quella!

-“Anda, Anda, ya me las devolver√°s, para eso somos amigos.”

-“Pero tardar√©, me e quedado sin diner”

-“No tengo prisa, hombre; no pongas esa cara: va a creer que la gente que nos peleamos! Y no es eso, verdad?”

-“Es que ademas …”

-“No me lo digas, ahora te apetece convidarme a tomar algo. A que es eso? Pues, conv√≠dame, hombre. Cu√≠dame. Por qu√© no? Toma este dinero, es tan tuyo como si lo sacaras de un banco, pagando luego intereses.”

J.L. Sampedro

Non ricordo se fosse Pirandello o Calvino, che diceva che la storia o  si vive o si scrive. Beh, stasera mi sembra super azzeccato: mi chiudo nel mio cubicolo bianco e scrivo.

Come se non lo facessi mai..ma questo √® per piacere, e per invito. Considerando le cose, mi farei prendere dalla marea e dai flussi della politica internazionale. Mi metterei volentieri l√¨ ad analizzare il triangolo caraibico tra USA-Cuba-Venezuela, dove entra mezzo¬†continente che soffoca per qualche barile di petrolio. O sulle pratiche disumane dei guerriglieri in Mesopotamia che non fanno altro che ripetere le tattiche di tutta la storia, spaventando i nemici con brutalit√†, come facevano Attila y Vercingetorige. (e anche qui i barili di petrolio non c’entrano poco!). O ancora delle triangolazioni Europee, con la Grecia-underdog che si prende delle rivincite con quell’ometto l√¨ che ha capito fin troppo bene quanto pu√≤ fare male a Bruxelles, ma soprattutto a Berlino, e si fa coccolare un p√≤ da tutti, facendo sfregare le mani all’Orso Putin. E tante altre sfumature di questo nostro crazy mundo.

Ma non mi va per pi√Ļ di un paragrafo y ya est√†! Stasera mi concentro sulle monetine. S√¨, come Silvestri. Per√≤ non per denunciare vizi sociali, ludopatia o, come fanno qui, accusare le¬†chiapiadoras¬†di necessitarle come se fossero un telefono pubblico (questa poi chi √® interessato gliela spiego). No in questo caso le monetine sono tutto quello che mi √® rimasto e la ragione per cui mi ritrovo qui a scrivere. Piacere del farlo a parte.

Stasera ho scoperto per l’ennesima volta le complessit√† della liquidit√† dei mercati internazionali…o delle mie tasche. Finite le banconote e dimenticato il PIN della carta, mentre il fuso orario che potrebbe aiutarti sta chiaramente assaporando la comodit√† delle nuvole oniriche di Morfeo, mi concentro su questo foglio bianco invece di assaporare una Brugal con hielo o una Presidente!

Quantomeno stavolta ho il mio bel tetto sotto cui ripararmi. Una delle ultime volte che mi successe ero nel cuore di Helsinki senza un Euro e impossibilitato a usare la carta……..era il 23 dicembre! Meno male che il baratto me l’hanno insegnato a scuola. L√¨ manco le monetine mi restavano dopo il panino della stazione.

¬†Mi sembra una vita vita fa, ma quando ero a Santiago le monetine erano all’ordine del giorno. Mi ricordo una volta, la racconto ancora come aneddoto ogni volta che mi capita, che ero a fine fine mese e mi ritrovavo giusto le provviste nel frigo per arrivare al fatidico giorno di¬†refresh. Per√≤. Ah, ovviamente c’√® un per√≤. Nell’ambiente calido e festoso dell’Erasmus √® impensabile sopravvivere tre o quattro giorni senza ricevere un invito a cena/ bere qualcosa. E s√¨, anche in quel frangente arriv√≤. E non tard√≤ mica tre giorni. Bueno, su ste cose ho sempre prediletto la sincerit√†, no matter what,¬†quindi, mi faccio chiamare dal mio amicone Bob (s√¨ anche il telefono era vuotissimo!) e gli spiego che bla bla bla sono un poveraccio, che non ho intenzione di farmi offrire tutto ecc. Beh to make a long story short, sono uscito con forse 1 euro e 70 c e sono tornato a casa qualche 6/7 ore pi√Ļ tardi, con tre cene sul groppone, un numero considerevole di birre e orujo al seguito e soprattutto, con un paio di euro di pi√Ļ rispetto a quello che avevo prima di uscire. E senza chiedere niente a nessuno. Non ho capito alla data odierna cosa sia successo. COME.

O in Svezia! Ah, Stoccolma. Santa Stoccolma. Cariiiiisssima Stoccolma. A quattro giorni dall’aereo mi ritrovo con solo i soldi per l’ostello. E va beh che un amico farmacista di Amburgo mi ha sempre detto che a non mangiare per quattro giorni il tutto corpo si libera di tutte le impurit√†, per√≤ anche l√¨ era Novembre e i pinguini c’erano gi√†. Non credo mi avrebbe fatto troppo bene. Again, per tagliar corto, ho scoperto che esisteva un ostello che ti metteva a disposizione la pasta,¬†nada mas. Beh troppo facile!! mi sono fatto amici tutti i canadesi e gli spagnoli dell’ostello e gli ho fatto da cuoco per il resto dei giorni, loro mi portavano il sugo che preferivano e io gli regalavo una magia culinaria. Tavolate da 20 persone alla volta. Sagra di Stoccolma!

E ovviamente ce ne sarebbero un altro paio di vicende, cominciando dalla carta pappata da un finto bancomat al Cairo o dalle passeggiate sulla Rotschild a Tel Aviv per capire come mai i bancomat no si comportassero come io volevo e non mi sfornassero tanti bei Shekel colorati.

Ay, sì, el dinero no es lo mio. se un giorno avrò un posto relazionato alle finanze questo mi si potrà echar en cara. Per adesso è solo buffo e incomodo.

Ad ogni modo, in realt√† stasera sarebbe tutto pi√Ļ pi√Ļ facile, ma ho colto l’occasione per ributtare gi√Ļ due righe. E per riascoltare Daniele Silvestri. Yes, I know.

Però, cazzo, con sto pippone mi sono perso una notte di luna piena, maledette monetine. Ma non è troppo tardi: se esco con i miei 100 Pesos vediamo poi come torno a casa!

Me lo sono pensato a fondo, poi…hanno vinto Mozart y lo’ montro’:¬†https://www.youtube.com/watch?v=ap1Ms_XH1YY&list=RDGLIqSRSXxPA&index=27

ATEMPORATE, VIEJO, Q TA’ TO’ EN FULL DISRUPTION

La Natura de’ popoli¬†prima √® cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta

G.B.Vico

Por eso cuando le desnudan y se ve en el espejo, le parece contemplar un cuerpo ajeno. El no es ese pellejo huesudo, curtido en velludo torax y blancuzco en las nalgas y caderas,. Resulta ofensivo que le exhiban esa estampa senil al veterano gozador, deseado y abrazado por tantas hembras. Aunqu√©… ofensivo? Ni eso.

J.L. Sampedro

Le cose sembrao impossibili finch√© non accadono. Anche se i lenti movimenti visti a posteriori dimostreranno come in realt√† non c’√® stata rottura, ma una lenta evoluzione. Non ci si ritrova vecchi dall’oggi al domani e non si ritrova senza Castro o con Putin, Charlie Hebdo, Corea del Nord, Venezuela e l’OPEC, Pakistan, Nigeria, dal d√¨ alla notte.

Se non fosse chiaro a tutti, la noia post-Guerra Fredda √® finita. E non √® finita l’alto giorno con gli attacchi a Parigi, ne il mese scorso con la (ennesima) questione coreana, n√© l’anno scorso con Putin che si fa il bagno in Crimea. Immobili immobili non si √® stati nei tempi appena trascorsi, solo √® che¬†they shook it less. Al di l√† delle implicazioni emotive, alle considerazioni morali e umanitarie, il panorama mondiale odierno √® senz’altro molto interessante e acojonante.

Cambia tutto, senza in realt√† cambiare nulla, come nei pi√Ļ classici scenari gattopardeschi. Cominciamo dalla nostra bella Europa, autocelebrata culla di civilt√†, combattuta tra la sua geoclimatica¬†tendenza all’accoglienza e la giustificata paura di restare schiacciata dal fardello di chi elargisce tolleranza senza richiedere rispetto. Paure millenarie e insite nella relazione sociale ancor prima che nelle dinamiche di politica interna e internazionale.

E’ inevitabile parlare di ci√≤ che √® successo a Parigi. Per√≤ non per soundbites¬†comodi e fuorvianti. l’11 settembre francese, “je suis Charlie”, sono di chiaro effetto, per√≤ c’√® molto di pi√Ļ. Questo evento potrebbe ipoteticamente cambiare nuovamente le regole del gioco, ed √® quello che tutti temono. Non √® il primo attentato, ma √® il primo di questa intensit√† emotiva, nel cuore dell’Europa dei western foreign¬†fighters.¬†Da Londra a Parigi prevalentemente,¬†3 o 4ooo ragazzi (perch√® alla fine gli Alcibiade non hanno mai troppe primavere) che tornano a “casa” e che piani e ordini ne abbiano o meno, si ritrovano lontani dall’ordine costituito a sentirsi alienati dall’Europa accogliente ma poco invitante per chi un futuro non ce l’ha. Senza sapere niente e senza voler rischiare di perdere la testa dietro alle teorie di complotto, alla fine quelli di Parigi rispondevano a questa categoria. E immaginarsi se hanno fatto un bordello¬†2 fratelli + il socio, mettendo in scacco piu di 80 mila forze di polizia impegnate in distinta maniera, cosa potrebbe venir fuori con un po pi√Ļ di organizzazione. Per carit√† ad ogni situazione il suo calcolo, pero meno male che i “super-cattivi” in primis non sono campioni di¬†event management¬†e organization e in secondo luogo si stanno tremendamente sul cazzo tra loro (perch√® la lotta di potere esiste anche nel purissimo mondo del radicalismo religioso, eccome!), se no si che ci sarebbe da frignare.

Comunque sia, ancora una volta, questa barbarie ha provocato una cosa principalmente: paura. Solo in secondo luogo l’unione. In Francia esistono interi quartieri/sobborghi/citt√† pieni di individui che la societ√† e i casi della vita hanno trasformato in rifiuti e possibili eversori del sistema. In Germania uguale, per non parlare di Italia, Spagna o Regno Unito. Questo a ricordare come le teorie sociali del conflitto (bellico o meno, Aaronico o meno) alla fine si compiano. Togli dignit√†, cresce incazzatura. Momento giusto: patapum! E tra incazzatura e patapum ci sono mille forme di manipolazione, da quella dei polli Salvini-Le Pen, a quelle pi√Ļ pericolose perch√® portate avanti da¬†che hanno¬†shaped¬†le politiche occidentali dell’ultimo decennio e mezzo, facendoci credere di essere i buoni nella lotta contro un nemico che forse non esisteva al momento e che forse abbiamo contribuito a regalare al mondo. E non parlo solo dell’Iraq o del mondo islamico, parlo delle centinaia di popoli dal sudamerica al Sud-est Asiatico (andando contro al sole) che si sono viste stravolgere l’esistenza per un Risiko a dimensioni reali,¬†che seppur la mia razionale mente da realista politico categorizza sotto la voce “must be done“, a vivere direttamente in paesi dove l’Aquila ci ha messo il becco pesantemente, un po’ ti fa incazzare.

Se me ha ido la olla, quello che volevo dire riguardo a Parigi, ad ogni modo, √® che √® stato un evento con un potenziale distruttivo molto forte. Potrebbe essere lo spartiacque di molte cose: politiche di sicurezza, scontri civili, attentati urbani in Europa (e tranquilli che quelli negli Stati Uniti non sono lontani, se quella √® la tendenza). Oppure no, potrebbero essere solo un unicum isolato. Mmm. Insofferenza collettiva. L’aria tira nera e i¬†corsi e ricorsi¬†parlano chiaro a riguardo: poeti e profeti siamo stati, mo’ a bestie si ritorna.

Per deformazione, poi, mi √® inevitabile non buttare gi√Ļ un pensiero sulla vicenda DPRK-sony-hacker. Comincio col dire che la pagliacciata mediatica che ne √® venuta fuori, soprattutto negli Stati Uniti (#1:NYT), √® stata una pessima mostra di manipolazione mediatica, che ha dimostrato di quanti siano i giornalists a non sapere nulla¬†n√© su i cyberattacchi n√© sulla Corea: altroch√© la nebbia padana di Clausewitz. Continuo dicendo che ergersi a baluardo della protezione dei diritti di espressione per un film cos√¨ BRUTTO √® umiliante, lo capisco eh per carit√†, senza bisogno di tirare in ballo Rousseau, per√≤ Santo Cielo che vergogna (mi hanno anche fatto perdere l’ultimo briciolo di rispetto verso Eminem, che era riuscito a venirsene fuori con un album decente, va beh). Finisco dicendo che, anche chi l’ha letto con una pi√Ļ destra lente politica, ipotizzando situazioni di reciproco doppiogiochismo, si √® lasciato prendere dalla foga giornalistica. Quella era una pagliacciata della maestra che riesce a vedere l’alunno goffo che, dopo che l’hanno fatto tutti i suoi compagni senza essere beccati, le tira della carta mentre lei √® girata, e che lo punisce rumorosamente per far capire a tutti gli altri che se lo rifaranno vedr√† anche loro. Nothing more, nothing less.

Poi, Castro, Castro Jr e la benedizione di Obama. Mi scappa la lacrimuccia. Non fossi in CentroAmerica e non sentissi ogni giorno tutto e il contrario di tutto. E tanto sui cubani. Come diceva mio zio, Castro è morto di crepa cuore anni fa mentre fornicava con McCartney, non potendolo giustificare li hanno sostituiti entrambi e ciao.

Di Putin non so niente e non voglio dire nulla, tranne che la sua oratoria su orsi, peli e denti mi fa un po impressione.

Questo insensato sfogo internazionalista è stato offerto da un altrettanto insensato ritmo caraibico, Dembow:  https://www.youtube.com/watch?v=gzgrLdvPooc

U pisci

“Cosa ti posso portare?” (forte accento medio-campidanese).

“Stavo pensando a dei gamberi e poi sono indeciso tra una fregola con le patelle e delle linguine ai frutti di mare”

“Beh i gamberi te li facciamo alla vernaccia e…sicuramente ti consiglio la fregola”

Affare fatto. L’ennesima straordinaria abbuffata di pesce. Beh oddio, manco tanto in realt√†. Se penso che fino a, mmm, cinque anni fa manco lo annusavo il pesce. Al di l√† del tonno in qualche raccattata pasta tra amici, il resto di quegli esseracci squamosi e pinnosi manco mi passava per la testa. Mai e poi mi sarei immaginato da pischellino che una volta fattomi grande sarei stato uno di quelli che prende il pesce al ristorante. Dio mi guardi! E invece..

Mi ritrovo anche ad avere tutta una serie di storie legate al mangiare pesce. Bah. soprattutto mi ricordo come tutto √® cominciato. Senza fare di tutta la simbologia un cuento,¬†fu un incrocio rarissimo di componenti legate alla bizzarra composizione della mia famiglia. Ero in Istria, di ritorno dall’isola di Brioni. Ero con la mia famiglia, originaria di l√¨, mezzi felici come sempre ci sia la loro di terra di mezzo: in perenne sospensione tra idilli infantili e rabbia per la Storia. Beh, ci sediamo al ristorante di tutta la vita, che ormai ospita pi√Ļ tedeschi che durante la guerra, e mi lascio guidare da nonna. “Cosa mi suggerisci?”. Guarda io quando ero piccola non mangiavo nulla, mi dice lei, per√≤ mi piacevano un sacco le sarde sotto sale con le cipolle (crude, n.d.r.). “Ma ti pare, manco non sapessi che non posso manco sentire l’odore del pesce”. Mi sto per decidere per l’ennesimo cevapcici e poi mi viene in mente che mio padre, da buon siculo, andava MATTO per le sarde. Mah.. ci sar√† una ragione. Cos√¨, in un turbine di pensieri tra origini, gusti e appartenenza (tanto per cambiare) sdubbio i miei familiari e me ne faccio portare un piatto. That’s how it all started.

In realt√† era gi√† sicuramente cambiato prima il mio rapporto con il pesce, perch√® in Turchia mi ero sbuddato (si sente che sono appena tornato dalla Sardinia) di Raki e Balik Ekmek sotto il Ponte di Galata. Per√≤ nella mia mente √® l√¨ inequivocabile. QUELLO √® l’inizio della mia relazione d’amore con il pesce.

Cmq da qualche parte uno spartiacque ci dev’essere stato. Perch√® prima, al di l√† di schifare le pesciate che mi facevano mamme e nonne, mi ritiravo anche davanti a novit√† culinarie come le orate di Little Italy a Frisko o le 756 diverse variet√† di salmone (ecc) cucinato con spezie varie che ci rifilava qualsiasi ristorante danese, accompagnato di immancabile coperta rossa e acquavite (era cmq agosto!).

E per non parlare del mercato del pesce di Hamburg Hansestadt (il mio caro Iskander sarebbe superfiero!). Una delle pi√Ļ belle esperienze che si possono fare…una domenica mattina. Freddo gelido. Ubriachi everywhere. Attorno alla parte commerciale del porto case occupate e gente intenta a rifornirsi di pesce e orinare i litri di birra accumulati ¬†dalla sera prima.Un’esperienza irripetibile. Anzi no, ripetibilissima. Dato che ci sono tornato molte volte ed √® sempre assurdo! Per√≤ anche l√¨, vuoi che erano le 8 del mattino, vuoi che non era ancora giunta l’illuminazione delle sarde, il pesce non lo mangiai. Birre le bevvi, ah s√¨, ma il pesce..

Dopo le acciughe alle cipolle istriane invece la mia vita alimentare √® stata letteralmente invasa dal pesce. Tanto che ormai, mi ritrovo a consumarne come se fossi mezzo islandese e mezzo nipponico. Non solo. Se penso ad esempio all’Egitto, i miei due ristoranti preferiti sono siiicuramente entrambi di “samak”. Uno al Cairo sulla sponda accidentale del Nilo (la cournish) e l’altro, che altrettanto sicuramente vince alla grande, √® un ristorante-via-palazzo-miniStato che si trova ad Iskandria (Alessandria d’Egitto). Ancora mi ricordo la faccia da bimbo sorpreso¬†quando il mio amico Hossein Al-din mi indica una strettoia e vi si infila. Al di l√† del varco un mondo fatto di zuppe di gamberetti, pesci di ogni forma e colore, camerieri con vassoi brulicanti di scheletri e mosche. E immancabili gatti.

E potrei andare avanti cos√¨ per ore, con aneddoti legati al¬†pulpo a la gallega, alla¬†paella¬†di Sevilla, ai gamberoni fatti alla piastra su un’isola deserta del Kenya, alle cene che preparavo per Francisco a Lisboa a base di gamberoni e papaya..per non parlare dell’accoglienza estone a base di pane di segale, uova bollite e un pesce simil-sardina CRUDO!!!

Invece me ne vado a dormire. Pensando che, anche¬†se sono appena¬†ritornato alla terradelleraeedellanebbia, anche qui, dove pi√Ļ che carpe e trote non dovrebbero esserci, sono riuscito a mangiare le pi√Ļ buone¬†sarde alla beccafico del reame. T’√® vist?!

Neanche a dirlo, questo è un pesce grasso, ma alla vinagrette si lascia mangiare: https://www.youtube.com/watch?v=PWE-2dE1U-k