Massive Attack

Il ragno tesseva senza stancarsi mai. La tela stava avvolgendo il mondo intero. Da Marsiglia si filava per quasi ventimila chilometri, fino a Saigon, il Laos, la Thailandia. Indocina: la rotta dell’oppio, della polvere, delle armi. I francesi ci sguazzavano da un secolo. Adesso laggiù il merdaio era totale. Ammazza ammazza, scanna scanna, fotti fotti. Condizione ideale per prosperare.
(54)

Questa è lunga.

Un’invasione di ragni e ragnatele. Dopo due ore in mezzo ai sentieri delle nostre campagne ero cosparso di filetti bianchi a mo’ di piccole strisce di carta igienica e a inseguirci, sia io che la Mitica Blu-con-le-Antenne avevamo più strascichi di una sposa. Per carità, i più saggi lo ripetono ad ogni nota di sorpresa “tutti gli anni è la stessa storia! non capisco perché tutti vi stupiate?!”. Beh perché sinceramente non mi ricordo di essere mai tornato a casa che sembravo una mummia. “Eh ma tu qui non ci sei mai..”, “go’ capì, ti ga rasun, ma ci sono cresciuto. E vivevo pure in campagna da bocia“. Che poi se proprio ci devono essere ‘ste robe sarà pure il caso che siano in primavera o no?! Ad ogni modo io, ripeto, non ricordo di averne mai viste così tante. Per capirci, mentre tramontava il sole, in controluce i campi ne erano zeppi. No, così non rende l’idea. Erano TALMENTE fitte, che se non stavi a guardare bene il riflesso del sole sembrava una improbabile patina gelatinosa por encima del grano e del riso tagliato. Se non fosse estremamente fastidioso sarebbe un gran bello spettacolo! Che poi vaglielo a dire a Jimmy che è proprio bello…con tutti quei microscopici ragni che gli camminavano su e giù per la faccia pelosa e lui che non aveva nemmeno capito cosa fosse, si scuoteva senza senso..e senza successo.

Beh, comunque.. la prima cosa che ho pensato, quando ho smesso di grattarmi -perchè erano davvero fastidiosi!- è stato ciò che vidi con il mio sabio nonnino una volta, millemila anni fa. Una di quelle estati in cui lui e la consorte si sobbarcavano per qualche settimana il peso di un nipote iperattivo nei campeggi delle coste toscane. Quella volta eravamo sopra Piombino, io avevo una manciata d’anni e ci facevo ancora le gare a chi arrivava primo con il mio nonno. Pur non essendo il mare più bello del mondo, le spiagge erano fantastiche: chilometri e chilometri di sabbia. E giocaci a pallone, e facci le piste con le biglie, e le buche e comunque non finivano mai. Ma nemmeno lo vedevi dove arrivavano. Gorgeous! Io e il mio nonno da film dopo una bella colazione nutriente (mannaggia a loro e alla loro frugalità, che biscotti orribili mi hanno rifilato per anni convinti che mi facessero bene!), tutte le mattine ci facevano ‘sta camminata infinita per arrivare in spiaggia. Dovevano raggirarmi de una manera u otra perché quando arrivavamo noi in spiaggia a farci compagnia c’erano solo i coetanei o fratelli maggiori di mio nonno che dovevano essere già lì da un paio d’ore e ti guardavano come a dire “de’ bellino, te tu’sei arrivaho tardi anche oggi, guarda ‘ndo glié issole di già..”. Stesso sguardo che poi rifilavo ai miei amichetti quando mi venivano a pescare sotto l’ombrellone ad un’ora decente: loro carichissimi e io che quasi ne avevo le balle piene di stare in spiaggia a fare parole crociate col mio nonno, da film per carità, ma che comunque era pur sempre un nonno. Va beh come al solito tergiverso.

Una di quelle mattine, solitarie e un po’ noiose, ci capita sta cosa incredibile. Il mio nonno da film, manco avesse un sistema di difesa anti-missile incorporato, tira su il naso dalla Pagina della Sfinge, scruta l’orizzonte, punta il Gerard-Depardieu prima a destra e poi a sinistra, fiuta l’inghippo e mi rifila un “guarda!”, così laconico e privo di spiegazione, come solo un vero Istriano silenzioso sa dare. Con il dito che indica a Nord, l’occhiale da 5 Orizzontale appoggiato in basso sul Gerard-Depardieu così da permettergli una messa a fuoco degna dell’Aquila di Mare Testa Bianca e …basta! Non si muove e non risponde ai miei fastidiossimi “ma cosa?”, “ma dove?”. Un paio di minuti dopo comincio a intravedere qualcosa (povero me, sono stramiope da molto pria di sta shtoriella!): una macchia bianca sospesa sul bagnasciuga. Una nuvola, no proprio una macchia. Poi non è bianca, è un po’ giallina e un po’ verdina. Un tubo. Stargate. Una quantità inconcepibile di farfalle. Anonimissime farfalle bianchine, che se te ne vedi una in un campo manco manco ti fermi troppo a farci caso, ma queste erano una cosa incredibile. Tutte insieme intente probabilmente a cantare qualche coro di motivazione o a raccontarsi le aspettative di quelle prossime vacanze sessuali nel nord dell’Africa. Fesserie a parte, sta massa uniforme oltre ad essere ordinata era come se seguisse una linea retta. Le prime dettavano il passo e tutte le altre che seguivano a tubo..c’era un metro al massimo tra le due più esterne e altrettanto tra la più alta e la più bassa.

“Beh sì carino, ma certo che tirarci su due maroni per due ore solo per sta fesseria…”. Sta fesseria e durata tre giorni e tre notti!!! Cosa che neanche fare la Salerno Reggio Calabria in bici. O come mi dice sempre l’altro mio nonno “come quando mi mandarono in collegio a Roma da Agrigento con il treno a vapore..un giorno e una notte ci misi.” Fatto sta che questo episodio mi è rimasto impresso in maniera indelebile. Ogni volta che vedo una di quelle manifestazioni spettacolari della natura alla Geo&Geo, me ne ricordo. Tentai di raccontarlo a una guida Masai nel parco Tsavo, quando ci trovammo costretti a cambiare “strada” perchè i bufali ci fecero un zawadi maridadi decidendo di migrare in un momento insolito dell’anno. Se le farfalle sembravano la gigantesca installazione tubica di un artista scapestrato questi sembravano un confine, una frontiera. Due, tre al massimo, in fila “indiana”. Giuro, anche questi ordinatissimi (sì, lo so che ci sono delle questioni meramente protettive in entrambi i comportamenti!), con il loro compagnuccio preferito a raccontargli di quanto sia più forte la squadra dello Tsavo Est e non quella per cui tifava lui a Ovest. Va beh, ovviamente il mio racconto non impressionò NEANCHE UN PO’ la nostra guida. Qualcuno poi mi disse” vorrei anche vedere, quelli per essere considerati uomini nella comunità devono combattere i leoni, importa sega di ‘na scarica di farfalle su una spiaggia in Toscana!”. Beh, come dargli torto.

Tutto questo turpiloquio per dire cosa? 1393 parole di esercizio stilistico e flusso di pensieri? Quasi. La morale della favola è che, nonostante sia molto fuori moda, riflettevo sul fatto che la maniera di pensare à la esploratore inglese del XIX secolo ha veramente un suo fascino. Quanto poco è dissimile il comportamento umano da molte manifestazioni animali. Le ragioni che ci spingono a migrare ad esempio. Le ragioni che spinsero i miei nonni e che spingono oggi i miei amici nordafricani e quelli di casa mia non sono poi così diverse da quelle che fanno muovere farfalle e bisonti. Un posto più confortevole, dove poter vivere più serenamente e morire meglio. Ovviamente è un discorso riduttivo e che vive della superficialità che ad una pagina virtuale di un blog si può giustificare. Però, come al solito, seguendo il consiglio Quechua di considerare tutte le entità come binomiche, mi viene da pensare che un’alta cosa abbiamo in comune con i nostri amici incapaci di parlare. Anche a noi ci fa scattare un impulso ingestibile quando qualcuno entra nel nostro territorio senza esserne invitato. Che sia la casa, il paese, la città o la nazione. Beh, imagine there’s no country e bla bla bla. Mica tanto semplice.

C’era qualcosa di più importante che volevo scrivere. MA è solo per chi ha avuto la pazienza di arrivare sino qui, o l’arguzia di saltarsi il malloppone per vedere la canzone finale. Jimmy:

Immaginava Cary Grant che gli metteva una mano sulla spalla e gli diceva: <<Non mollare Roberspierre. L’importante non è vincere o perdere, ma rimanere impeccabili. Ed è questa la cosa difficile, perché per vivere bisogna sporcarsi le mani.>> Pierre strinse i denti, fece scroccare il collo, aggiustò il collo della giacca. Troppo difficile?
<<Stile è dimostrare a se stessi di essere sempre all’altezza>>. Sorrise storto, il sorriso più amaro che avesse mai visto nello specchio.

Dj consiglia: https://www.youtube.com/watch?v=IPENGb-FG5E

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