U pisci

“Cosa ti posso portare?” (forte accento medio-campidanese).

“Stavo pensando a dei gamberi e poi sono indeciso tra una fregola con le patelle e delle linguine ai frutti di mare”

“Beh i gamberi te li facciamo alla vernaccia e…sicuramente ti consiglio la fregola”

Affare fatto. L’ennesima straordinaria abbuffata di pesce. Beh oddio, manco tanto in realtà. Se penso che fino a, mmm, cinque anni fa manco lo annusavo il pesce. Al di là del tonno in qualche raccattata pasta tra amici, il resto di quegli esseracci squamosi e pinnosi manco mi passava per la testa. Mai e poi mi sarei immaginato da pischellino che una volta fattomi grande sarei stato uno di quelli che prende il pesce al ristorante. Dio mi guardi! E invece..

Mi ritrovo anche ad avere tutta una serie di storie legate al mangiare pesce. Bah. soprattutto mi ricordo come tutto è cominciato. Senza fare di tutta la simbologia un cuento, fu un incrocio rarissimo di componenti legate alla bizzarra composizione della mia famiglia. Ero in Istria, di ritorno dall’isola di Brioni. Ero con la mia famiglia, originaria di lì, mezzi felici come sempre ci sia la loro di terra di mezzo: in perenne sospensione tra idilli infantili e rabbia per la Storia. Beh, ci sediamo al ristorante di tutta la vita, che ormai ospita più tedeschi che durante la guerra, e mi lascio guidare da nonna. “Cosa mi suggerisci?”. Guarda io quando ero piccola non mangiavo nulla, mi dice lei, però mi piacevano un sacco le sarde sotto sale con le cipolle (crude, n.d.r.). “Ma ti pare, manco non sapessi che non posso manco sentire l’odore del pesce”. Mi sto per decidere per l’ennesimo cevapcici e poi mi viene in mente che mio padre, da buon siculo, andava MATTO per le sarde. Mah.. ci sarà una ragione. Così, in un turbine di pensieri tra origini, gusti e appartenenza (tanto per cambiare) sdubbio i miei familiari e me ne faccio portare un piatto. That’s how it all started.

In realtà era già sicuramente cambiato prima il mio rapporto con il pesce, perchè in Turchia mi ero sbuddato (si sente che sono appena tornato dalla Sardinia) di Raki e Balik Ekmek sotto il Ponte di Galata. Però nella mia mente è lì inequivocabile. QUELLO è l’inizio della mia relazione d’amore con il pesce.

Cmq da qualche parte uno spartiacque ci dev’essere stato. Perchè prima, al di là di schifare le pesciate che mi facevano mamme e nonne, mi ritiravo anche davanti a novità culinarie come le orate di Little Italy a Frisko o le 756 diverse varietà di salmone (ecc) cucinato con spezie varie che ci rifilava qualsiasi ristorante danese, accompagnato di immancabile coperta rossa e acquavite (era cmq agosto!).

E per non parlare del mercato del pesce di Hamburg Hansestadt (il mio caro Iskander sarebbe superfiero!). Una delle più belle esperienze che si possono fare…una domenica mattina. Freddo gelido. Ubriachi everywhere. Attorno alla parte commerciale del porto case occupate e gente intenta a rifornirsi di pesce e orinare i litri di birra accumulati  dalla sera prima.Un’esperienza irripetibile. Anzi no, ripetibilissima. Dato che ci sono tornato molte volte ed è sempre assurdo! Però anche lì, vuoi che erano le 8 del mattino, vuoi che non era ancora giunta l’illuminazione delle sarde, il pesce non lo mangiai. Birre le bevvi, ah sì, ma il pesce..

Dopo le acciughe alle cipolle istriane invece la mia vita alimentare è stata letteralmente invasa dal pesce. Tanto che ormai, mi ritrovo a consumarne come se fossi mezzo islandese e mezzo nipponico. Non solo. Se penso ad esempio all’Egitto, i miei due ristoranti preferiti sono siiicuramente entrambi di “samak”. Uno al Cairo sulla sponda accidentale del Nilo (la cournish) e l’altro, che altrettanto sicuramente vince alla grande, è un ristorante-via-palazzo-miniStato che si trova ad Iskandria (Alessandria d’Egitto). Ancora mi ricordo la faccia da bimbo sorpreso quando il mio amico Hossein Al-din mi indica una strettoia e vi si infila. Al di là del varco un mondo fatto di zuppe di gamberetti, pesci di ogni forma e colore, camerieri con vassoi brulicanti di scheletri e mosche. E immancabili gatti.

E potrei andare avanti così per ore, con aneddoti legati al pulpo a la gallega, alla paella di Sevilla, ai gamberoni fatti alla piastra su un’isola deserta del Kenya, alle cene che preparavo per Francisco a Lisboa a base di gamberoni e papaya..per non parlare dell’accoglienza estone a base di pane di segale, uova bollite e un pesce simil-sardina CRUDO!!!

Invece me ne vado a dormire. Pensando che, anche se sono appena ritornato alla terradelleraeedellanebbia, anche qui, dove più che carpe e trote non dovrebbero esserci, sono riuscito a mangiare le più buone sarde alla beccafico del reame. T’è vist?!

Neanche a dirlo, questo è un pesce grasso, ma alla vinagrette si lascia mangiare: https://www.youtube.com/watch?v=PWE-2dE1U-k

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