ATEMPORATE, VIEJO, Q TA’ TO’ EN FULL DISRUPTION

La Natura de’ popoli¬†prima √® cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta

G.B.Vico

Por eso cuando le desnudan y se ve en el espejo, le parece contemplar un cuerpo ajeno. El no es ese pellejo huesudo, curtido en velludo torax y blancuzco en las nalgas y caderas,. Resulta ofensivo que le exhiban esa estampa senil al veterano gozador, deseado y abrazado por tantas hembras. Aunqu√©… ofensivo? Ni eso.

J.L. Sampedro

Le cose sembrao impossibili finch√© non accadono. Anche se i lenti movimenti visti a posteriori dimostreranno come in realt√† non c’√® stata rottura, ma una lenta evoluzione. Non ci si ritrova vecchi dall’oggi al domani e non si ritrova senza Castro o con Putin, Charlie Hebdo, Corea del Nord, Venezuela e l’OPEC, Pakistan, Nigeria, dal d√¨ alla notte.

Se non fosse chiaro a tutti, la noia post-Guerra Fredda √® finita. E non √® finita l’alto giorno con gli attacchi a Parigi, ne il mese scorso con la (ennesima) questione coreana, n√© l’anno scorso con Putin che si fa il bagno in Crimea. Immobili immobili non si √® stati nei tempi appena trascorsi, solo √® che¬†they shook it less. Al di l√† delle implicazioni emotive, alle considerazioni morali e umanitarie, il panorama mondiale odierno √® senz’altro molto interessante e acojonante.

Cambia tutto, senza in realt√† cambiare nulla, come nei pi√Ļ classici scenari gattopardeschi. Cominciamo dalla nostra bella Europa, autocelebrata culla di civilt√†, combattuta tra la sua geoclimatica¬†tendenza all’accoglienza e la giustificata paura di restare schiacciata dal fardello di chi elargisce tolleranza senza richiedere rispetto. Paure millenarie e insite nella relazione sociale ancor prima che nelle dinamiche di politica interna e internazionale.

E’ inevitabile parlare di ci√≤ che √® successo a Parigi. Per√≤ non per soundbites¬†comodi e fuorvianti. l’11 settembre francese, “je suis Charlie”, sono di chiaro effetto, per√≤ c’√® molto di pi√Ļ. Questo evento potrebbe ipoteticamente cambiare nuovamente le regole del gioco, ed √® quello che tutti temono. Non √® il primo attentato, ma √® il primo di questa intensit√† emotiva, nel cuore dell’Europa dei western foreign¬†fighters.¬†Da Londra a Parigi prevalentemente,¬†3 o 4ooo ragazzi (perch√® alla fine gli Alcibiade non hanno mai troppe primavere) che tornano a “casa” e che piani e ordini ne abbiano o meno, si ritrovano lontani dall’ordine costituito a sentirsi alienati dall’Europa accogliente ma poco invitante per chi un futuro non ce l’ha. Senza sapere niente e senza voler rischiare di perdere la testa dietro alle teorie di complotto, alla fine quelli di Parigi rispondevano a questa categoria. E immaginarsi se hanno fatto un bordello¬†2 fratelli + il socio, mettendo in scacco piu di 80 mila forze di polizia impegnate in distinta maniera, cosa potrebbe venir fuori con un po pi√Ļ di organizzazione. Per carit√† ad ogni situazione il suo calcolo, pero meno male che i “super-cattivi” in primis non sono campioni di¬†event management¬†e organization e in secondo luogo si stanno tremendamente sul cazzo tra loro (perch√® la lotta di potere esiste anche nel purissimo mondo del radicalismo religioso, eccome!), se no si che ci sarebbe da frignare.

Comunque sia, ancora una volta, questa barbarie ha provocato una cosa principalmente: paura. Solo in secondo luogo l’unione. In Francia esistono interi quartieri/sobborghi/citt√† pieni di individui che la societ√† e i casi della vita hanno trasformato in rifiuti e possibili eversori del sistema. In Germania uguale, per non parlare di Italia, Spagna o Regno Unito. Questo a ricordare come le teorie sociali del conflitto (bellico o meno, Aaronico o meno) alla fine si compiano. Togli dignit√†, cresce incazzatura. Momento giusto: patapum! E tra incazzatura e patapum ci sono mille forme di manipolazione, da quella dei polli Salvini-Le Pen, a quelle pi√Ļ pericolose perch√® portate avanti da¬†che hanno¬†shaped¬†le politiche occidentali dell’ultimo decennio e mezzo, facendoci credere di essere i buoni nella lotta contro un nemico che forse non esisteva al momento e che forse abbiamo contribuito a regalare al mondo. E non parlo solo dell’Iraq o del mondo islamico, parlo delle centinaia di popoli dal sudamerica al Sud-est Asiatico (andando contro al sole) che si sono viste stravolgere l’esistenza per un Risiko a dimensioni reali,¬†che seppur la mia razionale mente da realista politico categorizza sotto la voce “must be done“, a vivere direttamente in paesi dove l’Aquila ci ha messo il becco pesantemente, un po’ ti fa incazzare.

Se me ha ido la olla, quello che volevo dire riguardo a Parigi, ad ogni modo, √® che √® stato un evento con un potenziale distruttivo molto forte. Potrebbe essere lo spartiacque di molte cose: politiche di sicurezza, scontri civili, attentati urbani in Europa (e tranquilli che quelli negli Stati Uniti non sono lontani, se quella √® la tendenza). Oppure no, potrebbero essere solo un unicum isolato. Mmm. Insofferenza collettiva. L’aria tira nera e i¬†corsi e ricorsi¬†parlano chiaro a riguardo: poeti e profeti siamo stati, mo’ a bestie si ritorna.

Per deformazione, poi, mi √® inevitabile non buttare gi√Ļ un pensiero sulla vicenda DPRK-sony-hacker. Comincio col dire che la pagliacciata mediatica che ne √® venuta fuori, soprattutto negli Stati Uniti (#1:NYT), √® stata una pessima mostra di manipolazione mediatica, che ha dimostrato di quanti siano i giornalists a non sapere nulla¬†n√© su i cyberattacchi n√© sulla Corea: altroch√© la nebbia padana di Clausewitz. Continuo dicendo che ergersi a baluardo della protezione dei diritti di espressione per un film cos√¨ BRUTTO √® umiliante, lo capisco eh per carit√†, senza bisogno di tirare in ballo Rousseau, per√≤ Santo Cielo che vergogna (mi hanno anche fatto perdere l’ultimo briciolo di rispetto verso Eminem, che era riuscito a venirsene fuori con un album decente, va beh). Finisco dicendo che, anche chi l’ha letto con una pi√Ļ destra lente politica, ipotizzando situazioni di reciproco doppiogiochismo, si √® lasciato prendere dalla foga giornalistica. Quella era una pagliacciata della maestra che riesce a vedere l’alunno goffo che, dopo che l’hanno fatto tutti i suoi compagni senza essere beccati, le tira della carta mentre lei √® girata, e che lo punisce rumorosamente per far capire a tutti gli altri che se lo rifaranno vedr√† anche loro. Nothing more, nothing less.

Poi, Castro, Castro Jr e la benedizione di Obama. Mi scappa la lacrimuccia. Non fossi in CentroAmerica e non sentissi ogni giorno tutto e il contrario di tutto. E tanto sui cubani. Come diceva mio zio, Castro è morto di crepa cuore anni fa mentre fornicava con McCartney, non potendolo giustificare li hanno sostituiti entrambi e ciao.

Di Putin non so niente e non voglio dire nulla, tranne che la sua oratoria su orsi, peli e denti mi fa un po impressione.

Questo insensato sfogo internazionalista è stato offerto da un altrettanto insensato ritmo caraibico, Dembow:  https://www.youtube.com/watch?v=gzgrLdvPooc