Donde duele inspira

La casualidad nos da casi siempre aquello que nunca se nos hubiera ocurrido pedir

Inizio alla Fabio Volo, ma oggi un po’ di sentimentalismi sono necessari. E’ finito il mio viaggio per le terre di Quisqueya. Certo, #comebacksoon è una prospettiva allettante, ma in quel caso sarà un altro viaggio, un’altra storia. Questa, questi 77 giorni tra acque incantate e traffico bestiale, si chiudono oggi. Però, inutile dire banalità: a por la chicha!

Negli ultimi anni il mio modo di viaggiare è cambiato tanto che quasi non ha più lo stesso significato. Un po’ perchè c’è di mezzo il lavoro, un po’ perchè le mie prospettive, esigenze e volontà sono cambiate drasticamente, e non solo per il #viajeentraje.

Col passare del tempo i ricordi si scoloriscono, in particolare i miei -chi mi conosce sa che me està fallando la memoria terribilmente-. Adess oinvece la mia mente è un vortice di pensieri, situazioni, scenari, momenti che si accavallano e rubano la mia attenzione. Per questo voglio fare un esercizio al contrario rispetto al solito, muovendomi volontariamente verso un dopo in cui si sono cristallizzati pochi ma chiari matices di questa esperienza.

Iniziamo con l’ovvio. Non credo che ci potrà mai essere una proiezione mnemonica di quest’isola senza musica altissima prodotta da bocinas terribili, ritmi indiavolati di Merengue, salsa e Denbow. E per i più fortunati smielate bachatas da svelare a ritmo di cadera e occhiate sensuali. Che sia un’auto, un colmado, un bar o lo que fuera, no hay esquina en la que no se escuche algo. Como dice Mario Vargas Llosa

Explosiòn de vida selvaje, indemne a las oleadas de modernizaciòn. Algo en los dominicanos se aferra a esa forma prerracional, màgica: ese apetito por el ruido

En mi caso, yo no creo que sea ruido, porque la necesidad de ritmo es presente y obvia en cada movimiento, hasta en la cadencia de las frases. Certo sì che è una necessità che i suoni siano forti, ma non lo chiamerei ruido. Va detto che sociologicamente MVL ne sa un po’ più di me sui dominicani ma va beh.

Ad ogni modo ruido è indissociabile dal ballo. Malditos cabrones! No hay ni uno que no sea un campeon de merengue,salsa Y bachata. Una questione que tambièn debe ser prerracional, innato; inesplicabile altrimenti. Volteggi, appoggi, sfioramenti, tutto a costante e impeccabile tempo di musica. Il massimo lo si vede quando sono le persone mature a cimentarsi. Bonyè. Un palco allestito sotto le rovine di San Francisco nel fulcro della Zona COlonial. La domenica Pomeriggio. Pomeriggio, non sera. Centinaia di persone ad ascoltare il Grupo Bonyè offrirgli ritmi nostalgici e indiavolati, alternandoli con naturalezza ma che ad un orecchio non esperto danno una sensazione strana, come se ci fosse qualcosa di sbagliato-come gli occhi di chi ti dice ridendo che mantiene la sua famiglia con 8 mila pesos al mese (160 euro!). Una piccola pista da ballo dove si mescolano dominicani di tutti i tipi e colori accomunati dalla insaziabile passione per questi balli a due tan sensuali e provocanti.

In particolare c’era un vecchietto sulla 70ina che era il preferito di tutti. Camicia blu elettrico, gilet nero, pantalone bianco, scarpa nera luccicante e panama bianco bianco bianco. Alto un metro e mezzo o poco più, magretto e color rum. Ballava con una signora che gli distaccava vent’anni (in meno!), venti centimetri (in più) e venti kg (se non di più!). In-dia-vo-la-to! dalle 6 alle 10 non credo si ne sia persa una: merengue o salsa daba igual. Vueltas, salti, sghiribizzi coi piedi, flessioni, squat..fantastico!

Io invece dall’alto della collina dove ho convinto il proprietario delle sedie a posizionarmi, mi facevo insegnare le basi della salsa dominican-style dalla Capitana, che, como Manda a Casa de Teatro, nel bel mezzo delle vueltas mi dice “ay pero pa’ ser europeo los haces bastante bien!“: mentiras del diablo!! jajaj (non ci si può immaginare come sia onnipresente il riferimento al diavolo,a Satana, al Maligno e a tutto l’oscura nella dicotomia cristiana, nella dialettica dominicana!). Tra una prova e l’altra, poche per la verità, perchè eravamo molto più interessati ai nostri Brugal Frozen e Presidente cenizas.

“Tu sabe como puede’ discubrir si hay dominicano’ alrededo’ cuando tu ‘ta’ en el extranhero? Grita ROMOOO y a ver quien se da la vuelta”. NO jokes. Brugal, Barcelò, Zacapa y tutta l’artigianalità che ci si può immaginare. COme gli piace, come mi piace! Ovviamente ha tutta una serie di riscontri negativi, però è affascinante come chiaramente sia la bevanda popolare (se porti una guayabera most likely berrai WhiskEy, ma non irlandese!). Dagli ingenios de La Romana, alle botti de Puerto Plata alle gargantas del pueblo. Intere conversazioni incentrate su quanto, dove, come, prezzi, illegalità: mi è sembrato di stare a casa tra i miei amici beoni.

E le notti insonni. Le 7, 8, 9, 10 del mattino. a risvegliarsi con caffè e chinola. Con la gola che ancora brucia ma la mente limpida e attiva. Misteri. Come la Inmudicia Viviente del MVL previamente citato. Fresh & clean the morning after. Ah però, nel passaggio ho detto CHINOLA. e potevo dire Mango, aguacate, guayaba, platano,papaya…dios lo que es la fruta en Quisqueya!

Mi sono perso nei circoli dei ricordi attuali. Io voglio fare il balzo in avanti. Capita spesso, quando un popolo e una società sono così espansivi, solari e aperti, che al fondo ci sia una contraddizione o una contrapposizione boarderline. Per questo sono così felice che tra Jorge y Manda mi abbiano indirizzato verso la Fiesta del Chivo. Anche se Larimar lo vede troppo leggero, un cartone piacevole di una realtà morbosa e violenta che ha aplastado la vita di milioni di dominicani, per uno che lo vede da fuori, i parallelismi con quel trentennio sono molte. I problemi non sono cambiati: l’oligarchia imperante, la mancanza della divisione della ricchezza e la rispettiva noncuranza delle classi più povere e deboli, una paura terribile del vicino haitiano, una relazione perplessa con la Chiesa Cattolica, machismo-alcool-donne. Così come non è cambiato il piacere di vivere in un paradiso.

Prima di partire sono stato al Malecon, era il giorno dell’indipendenza. Elicotteri, forze armate, mezzi anfibi, parate. Di tutto. Al lado, una playa. Chi conosce Santo Domingo, sa che nessun turista ne cittadino medio della città ha mai fatto il bagno nelle spiagge del Malecon (beh, Freddy mi diceva che da giovane lui lo faceva perchè era tutta un’altra cosa, però effettivamente quella è tutta un’altra storia). MA i giovani pulisci-scarpe, i ragazzi dei barrios e chi semplicemente non ha nessun problema con il fatto che porto, città e fogna si incontrino all’ombra di bellissime palme e si mischino con un’isola artificiale di bottiglie e plastica, lì ci butta. E con gusto.

Ho passato le mie ultime ore così. A pensare che stavo osservando sdegnato, dei ragazzi che saltando onde di rifiuti senza pensarci ma divertendosi un mondo. Nella mia mente c’era un “che schifo”, ma anche tanta tanta invidia.

Permanece junto a la ventana, mirando el mar, el Malecòn, y luego volviendo la cabeza, el bosque de techos , torres, cupulas, campanarios, y copas de àrboles de la ciudad. Cuanto ha crecido!

Pippone Moralista. Moralizzatore is back. La crescita non è un problema in sè, ma non è nemmeno un bene per sè. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali del paese, la crescita sproporzionata della (forse delle) città e la persistente opera di costruzione nelle zone turistiche più frequentante porta quell’avanzamento economico unico nella regione, ma se non perseguito con criterio avvelena tutto nel medio termine. Uno degli esempi è il sud, ancora inesplorato e vergine, ma ancora per poco. Peccato. Fine pippone.

Per finire. En un tiempo, cuando volveré a pensar atras hacia el Caribe, obviamente lo primero que me saldrà a a cabeza serà el tigeraje de esa gente. La sua maniera di sorridere e risolvere tutto e niente con calma e fiducia in Dio. I miei personaggi. La Capitana e i suoi ritardi, Larimar e le sue spiegazioni specifiche e appassionate, il mio taxista Julio e i retroscena della notte, le centinaia di altri tassisti che mi hanno aiutato a comporre il mosaico della realtà in cui vivevo, Manoo e la sua maniacale precisione nascosta dietro 1200 denti bianchi, Joaquin e le sue stravaganze, Santino e la patria alll’estero (io che sempre mi allontano dai miei compatrioti quando varco le alpi).

SOno triste oggi, ma allo stesso tempo sono felice di potermi riempire i pensieri di una nostalgia positiva. Contrasti. Di questa terra che mi ha ospitato, quanto miei. Non sono riuscito a fare il salto in avanti .

La mia mente annebbiata dalla tempesta di emozioni che mi hanno provocato le ultime ore, non è riuscita a incasellare i ricordi. Lo farà il tempo.

O Captain! My Captain! rise up and hear the bells;
Rise up—for you the flag is flung—for you the bugle trills;
For you bouquets and ribbon’d wreaths—for you the shores a-crowding;
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning.

Everything happens for a reason. You pick the one you prefer.

#hastapronto

Obviamente: https://www.youtube.com/watch?v=TapXs54Ah3E / https://www.youtube.com/watch?v=ap1Ms_XH1YY

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